Accertamento Induttivo

Percentuali di ricarico

È vero che la presenza di incongrue percentuali di ricarico sulle merci vendute dall’impresa costituisce un valido presupposto per l`accertamento induttivo ai fini delle imposte dirette e dell`Iva, ma è altrettanto vero che tale percentuale di ricarico ricalcolata dall’ufficio deve essere coerente con la natura e le caratteristiche dei beni venduti e basarsi su di un campione rappresentativo delle merci commercializzate dall’impresa.

Nella stessa si possono, infatti, cogliere diversi passaggi significativi circa la metodologia di calcolo che deve essere utilizzata perché la motivazione dell`accertamento induttivo emesso nei confronti del contribuente possa superare il vaglio della magistratura tributaria.

Secondo la Cassazione, ad esempio, sebbene il confronto tra l`effettivo margine di guadagno sulle merci rispetto a quanto dichiarato possa effettivamente far presumere l`esistenza di vendite in nero, ai fini della validità dell`accertamento e della rideterminazione dei ricavi è necessario che il criterio utilizzato per il calcolo della percentuale di ricarico risponda a canoni di “coerenza logica e congruità“.

Ma non solo. Secondo i giudici di legittimità è altresì necessario che tale criterio e il ragionamento fatto dall`Amministrazione per la scelta del medesimo, oltre che coerente e congruo, sia anche esplicitato attraverso un chiaro ragionamento essendo consentito il ricorso alla media aritmetica semplice al posto di quella ponderata quando risulti l`omogeneità della merce, ma non quando fra i vari tipi di merce esista una notevole differenza di valore e quando le tipologie di merce più vendute rappresentino una percentuale di ricarico molto inferiore a quella risultante dall`applicazione di un ricarico medio.

L`esplicitazione del criterio utilizzato consente al giudice, qualora il contribuente contesti il metodo di ricostruzione adottato dall`Amministrazione, di poter valutare la congruità e la coerenza logica del criterio scelto dall`Ufficio.

Il giudice, una volta chiamato in causa, potrà valutare tutta una serie di questioni fra le quali: la merce scelta dall`Ufficio per i calcoli abbia natura omogenea o disomogenea; il criterio prescelto per il calcolo della media (aritmetica semplice o ponderata) sia compatibile con la tipologia dei prodotti commercializzati, e così via.

Per la Corte di Cassazione, dunque, ai fini della rettifica dei ricavi sulla base delle percentuali di ricarico è indispensabile tenere conto della realtà del singolo caso esaminato: sebbene non sia indispensabile esaminare la totalità dei beni, occorre che la scelta del “campione dei prodotti commercializzatinon sia meramente casuale, ma venga effettuata tenendo conto della tipologia della merce venduta, delle differenze qualitative e quantitative dei prodotti commercializzati e della reale percentuale di ricarico di alcuni prodotti rispetto alla media.

Nel caso esaminato, conclude la Suprema Corte, deve essere confermato l`operato dei giudici di appello che, al pari dei giudici della provinciale, hanno ritenuto insufficiente il campione rappresentativo di merci (pari al 9% del totale delle merci vendute) e la percentuale di ricarico prescelta (il 48% a fronte di quella dichiarata dal contribuente del 45%) secondo il sistema della media semplice, considerata la diversità di tipologia di prezzo e di prodotti (arredi e complementi di arredo) inseriti nel campione, con motivazione congrua, esaustiva ed esente da vizi.