BUONI PASTO

La legge di stabilità “innalza” il limite di deducibilità dei buoni pasto elettronici.

Una certa risonanza sulla stampa specializzata ha avuto la notizia circa l`innalzamento del limite di importo detassabile dei buoni pasto erogati in forma elettronica. Andiamo con ordine.

La norma sulla determinazione del reddito di lavoro dipendente prevede che tutto ciò che il datore eroga al dipendente, in denaro o in natura, costituisce reddito per quest`ultimo. Tale regola trova ovviamente delle eccezioni, tra le quali la prima è che non costituisce reddito per il dipendente il “valore normale” dei pasti che l`azienda eroga, appunto, al proprio personale. Si tratta in primo luogo delle aziende dotate di una mensa interna, ma vi sono ricomprese anche le aziende che usufruiscono di una mensa interaziendale e quelle che stipulano una convenzione con un ristorante affinché quest’ultimo offra il servizio di mensa ai propri dipendenti fatturando il corrispettivo totale all’azienda.

In queste tre situazioni, qualunque sia il “valore normale” del pasto consumato dal dipendente, esso non concorre a formare il reddito del dipendente: in ipotesi assurda, nella mensa potrebbero essere serviti caviale e champagne ed il dipendente non verrebbe tassato.

Il Tuir prevede un`ulteriore forma con la quale il datore di lavoro può offrire il pasto ai dipendenti, che è quella di erogare loro dei buoni pasto con i quali il dipendente può recarsi presso un ristorante convenzionato e consumare il pasto. Questa sarebbe l`unica possibilità di utilizzo dei buoni pasto, visto che gli stessi non sono cumulabili, cedibili, commerciabili e convertibili in denaro e devono essere utilizzati solo nelle giornate lavorative. Nella gran parte delle situazioni i buoni pasto trovano utilizzi molto disinvolti, dai pasti della domenica sera con la famiglia, nella quale si cumulano tutti quelli non utilizzati durante la settimana, agli acquisti presso supermercati, consentiti se limitati all’alimento consumabile come pasto, non consentiti per l`acquisto di pannolini per bambini, detersivi ecc…

Forse proprio perché il buono pasto consente di fatto un utilizzo distorto, perché il dipendente lo può utilizzare abbastanza semplicemente in sostituzione del denaro, la norma ha sempre limitato l`importo erogabile senza tassazione al limite di 5,29 euro.

L`Agenzia delle Entrate, con una interpretazione che fin dal principio appariva non conforme alla norma, ha in passato precisato che il limite di 5,29 non valeva per i buoni pasto elettronici, in quanto gli stessi non consentirebbero l`utilizzo “disinvolto” sopra illustrato.

Tutto ciò premesso, la legge di Stabilità ora “eleva” dal 1.07.2015, per i buoni pasto elettronici, il limite da 5,29 ad euro 7,00, e nella relazione di accompagnamento si indicano anche dei maggiori oneri per il bilancio dello Stato. Ciò conferma che prima di tale data il buono pasto elettronico non differiva da quello cartaceo e la detassazione era limitata all’importo di € 5,29, e quindi la risoluzione dell`Agenzia era errata. Ora si tratta di capire se l`Agenzia andrà a recuperare la tassazione a quei dipendenti che non hanno subito tassazione sulla parte dei buoni elettronici eccedente i 5,29.